Silenzio rigetto PA: ultime sentenze -

Silenzio rigetto PA: ultime sentenze

Potere della Pubblica Amministrazione; termine per ricorrere avverso il silenzio; competenza territoriale del giudice amministrativo.

Cos’è il silenzio rigetto?

Il decorso del termine di 60 giorni per la decisione sulla domanda di accertamento di conformità, pur dando vita a un’ipotesi di silenzio significativo, non consuma il potere dell’amministrazione di provvedere sull’istanza di sanatoria, dovendosi fare applicazione anche all’ipotesi dell’art. 36 comma 3, D.P.R. 6 giugno 2001 n. 380, del più generale principio per cui il c.d. silenzio-rigetto non equivale, in realtà, ad un provvedimento esplicito ma è un semplice presupposto di fatto che consente all’interessato di rivolgersi al giudice amministrativo senza attendere oltre, non comportando una consumazione del potere della PA né un venir meno dell’obbligo di provvedere.

T.A.R. Latina, (Lazio) sez. I, 15/03/2019, n.187

Poteri della PA e silenzio rigetto

Pur dopo la scadenza del termine procedimentale, e anche in casi di c.d. silenzio rigetto, l’Amministrazione non perde il potere di provvedere, potendosi pronunciare tardivamente; ciò poiché l’istituto del silenzio rigetto trova la propria ratio – solamente — nel consentire all’interessato di adire il giudice, senza con ciò incidere sul potere di agire, potenzialmente tardivo, dell’Amministrazione.

T.A.R. Parma, (Emilia-Romagna) sez. I, 04/04/2017, n.127

La formazione del silenzio rigetto

La formazione del silenzio-rigetto sull’istanza di accertamento di conformità presuppone l’assoluta inerzia dell’Amministrazione rispetto all’istanza presentata dal privato; pertanto, non si forma il silenzio rigetto ove l’Amministrazione abbia adottato il preavviso di rigetto ex art. 10 bis l. 241 del 1990.

T.A.R. Cagliari, (Sardegna) sez. II, 02/03/2017, n.151

Il silenzio serbato dall’Amministrazione

L’eventuale silenzio serbato dall’Amministrazione sull’istanza ex art. 37, D.P.R. n. 380/2001, presentata dal privato, lungi dal configurare un’ipotesi di silenzio accoglimento, assume piuttosto valore di silenzio rigetto. Attraverso una lettura sistematica degli artt. 36 e 37, D.P.R. n. 380/2001 e tenuto conto della formulazione letterale dell’ultimo comma dell’art. 37, che espressamente prevede che la mancata segnalazione certificata di inizio attività non comporta l’applicazione delle sanzioni previste dall’art. 44 e che resta, comunque, salva, ove ne ricorrano i presupposti in relazione all’intervento realizzato, l’applicazione delle sanzioni di cui agli artt. 31, 33, 34, 35 e 44 e dell’accertamento di conformità di cui all’art. 36, il richiamo a tale ultima norma, per avere un senso, non può che intendersi quale richiamo alla disciplina di cui all’art. 36 per tutti gli aspetti non espressamente disciplinati dal medesimo art. 37, e dunque anche come estensione del regime del silenzio rifiuto espressamente previsto per l’accertamento in conformità dall’ultimo comma dell’art. 36 del T.U.E.L. anche alla c.d. DIA in sanatoria.

A tale conclusione non osta il rilievo che il procedimento ex art. 37, per come concepito dal legislatore, deve necessariamente concludersi con un provvedimento espresso che applichi le sanzioni previste, per il caso di accoglimento della DIA in sanatoria, perché ciò accade anche nel caso di accertamento in conformità ex art. 36, D.P.R. n. 380/2001 e trattandosi di DIA anomala che segue – e non invece precede, come accade invece nelle ipotesi ordinarie – la realizzazione dell’intervento da parte del privato.

T.A.R. Napoli, (Campania) sez. III, 18/05/2020, n.1824

Il ricorso avverso il silenzio rigetto

Il ricorso proposto avverso il silenzio rigetto presuppone la sussistenza di una norma di legge che, a seguito della presentazione di un’istanza, attribuisca significato di rigetto al silenzio serbato dall’amministrazione, in caso contrario l’impugnazione è inammissibile perché priva di validi presupposti.

T.A.R. Palermo, (Sicilia) sez. II, 04/05/2020, n.880

Accesso civico generalizzato e silenzio rigetto

Con riguardo all’accesso civico generalizzato di cui al D.Lgs. n. 33 del 2013 non sono ipotizzabili, al pari dell’accesso documentale di cui alla l. n. 241 del 1990, provvedimenti di silenzio rigetto. Dinanzi al silenzio serbato dall’Amministrazione l’interessato può coltivare due strade: a) attivare la speciale tutela amministrativa davanti al responsabile prevenzione, corruzione e trasparenza (proprio al fine di ottenere un provvedimento espresso); b) attivare la speciale procedura giurisdizionale di cui agli artt. 31 e 117 c.p.a. onde far accertare l’illegittimità del silenzio e, dunque, per ottenere una condanna al rilascio di un provvedimento espresso.

T.A.R. Roma, (Lazio) sez. III, 27/08/2019, n.10620

Accesso alla documentazione 

È illegittimo il silenzio — rigetto sulla domanda di accesso avente ad oggetto la documentazione sui controlli di Pubblica Sicurezza citati nel preavviso di rigetto comunicato in relazione a rinnovo della licenza di porto di fucile per uso caccia.

L’interesse dell’istante è, infatti, finalizzato alla conoscenza dei fatti indicati nelle motivazioni poste a supporto del preavviso di rigetto, nelle quali si indica che sussisterebbero motivi impeditivi all’accoglimento della domanda, consistenti in frequentazioni con soggetti segnalati per motivi di polizia. posto che la mancata indicazione delle generalità di tali soggetti e delle circostanze degli incontri con gli stessi — oggetto della inevasa richiesta di accesso — impediscono, all’evidenza, l’esperimento di tutti i rimedi posti a tutela dell’interesse sotteso alla istanza citata.

Né può ritenersi che gli atti di cui è richiesto l’accesso rientrino tra quelli previsti dall’art. 24 della l. n. 241/1990, per i quali l’accesso è escluso, considerato altresì che, in ogni caso, il comma 7 del medesimo art. 24 prevede che deve comunque essere garantito ai richiedenti l’accesso ai documenti amministrativi la cui conoscenza sia necessaria per curare o per difendere i propri interessi giuridici. L’accesso va in ogni caso garantito qualora sia strumentale e funzionale a qualunque forma di tutela, sia giudiziale che stragiudiziale, anche prima ed indipendentemente dall’effettivo esercizio di un’azione giudiziale.

T.A.R. Reggio Calabria, (Calabria) sez. I, 11/09/2018, n.540

Il giudizio in materia di accesso ai documenti

Il giudizio in materia di accesso ad atti e documenti, anche se si atteggia come impugnatorio, in quanto rivolto avverso il provvedimento di diniego o avverso il silenzio – rigetto formatosi sulla relativa istanza, è sostanzialmente rivolto ad accertare la sussistenza o meno del titolo all’accesso nella particolare situazione dedotto in giudizio alla luce dei parametri normativi, indipendentemente dalla correttezza o meno delle ragioni addotte dall’Amministrazione per giustificare il diniego; infatti, il giudizio proposto, ai sensi dell’art. 116 c.p.a., avverso il diniego ha per oggetto la verifica della spettanza o meno del diritto medesimo, piuttosto che la verifica della sussistenza o meno di vizi di legittimità del diniego impugnato.

Consiglio di Stato sez. III, 05/03/2018, n.1396

Mancata impugnazione del silenzio rigetto

Il termine per ricorrere avverso il silenzio sulle istanze di accesso ai documenti amministrativi riveste natura decadenziale e la mancata impugnazione del silenzio – rigetto serbato su un’istanza di accesso preclude, poi, la reiterabilità dell’istanza stessa e la conseguente impugnazione del successivo comportamento omissivo, laddove quest’ultimo silenzio sia meramente confermativo del primo e a tale regola si può ovviare solo se la nuova domanda consegue a fatti nuovi e sopravvenuti e in relazione a ciò l’Amministrazione abbia proceduto ad eseguire un’apposita istruttoria e/o attività valutativa.

T.A.R. Roma, (Lazio) sez. III, 01/12/2017, n.11884

La competenza territoriale del giudice amministrativo

La competenza territoriale del giudice amministrativo va individuata con riferimento al provvedimento avverso il quale è stato proposto ricorso alla Commissione per l’accesso, nella specie, il silenzio rigetto dell’Ufficio Scolastico Regionale della Campania, e non con riguardo alla decisione della Commissione che non costituisce l’atto conclusivo del procedimento ma un rimedio di tipo giustiziale cui seguono ulteriori fasi procedimentali.

T.A.R. Napoli, (Campania) sez. VI, 30/05/2017, n.2864

Quando non sono configurabili i provvedimenti di silenzio rigetto?

Con riguardo all’accesso civico generalizzato di cui al decreto legislativo n. 33 del 2013 non sono ipotizzabili, al pari dell’accesso documentale di cui alla legge n. 241 del 1990, provvedimenti di silenzio rigetto. Dinanzi al silenzio serbato dall’amministrazione l’interessato può coltivare due strade: a) attivare la speciale tutela amministrativa davanti al responsabile prevenzione, corruzione e trasparenza (proprio al fine di ottenere un provvedimento espresso); b) attivare la speciale procedura giurisdizionale di cui agli artt. 31 e 117 c.p.a. onde far accertare l’illegittimità del silenzio e dunque per ottenere una condanna al rilascio di un provvedimento espresso.

T.A.R. Firenze, (Toscana) sez. II, 24/10/2019, n.1421

Silenzio sull’istanza di accertamento di conformità urbanistica: che valore ha?

Il silenzio serbato dal Comune sull’istanza di accertamento di conformità urbanistica non ha valore di silenzio-inadempimento, ma di silenzio-rigetto, con la conseguenza che, una volta decorso il relativo termine, non sussiste un obbligo di provvedere, dovendosi ritenere già perfezionato il provvedimento negativo da impugnare nel termine ordinario di decadenza.

Ulteriori corollari di tali risultanze sono: per un verso, che l’intervenuta presentazione della domanda di accertamento di conformità non paralizza i poteri sanzionatori comunali, non determina alcuna inefficacia sopravvenuta o invalidità di sorta dell’ingiunzione di demolizione, per cui in pendenza del termine di decisione della domanda di sanatoria, l’esecuzione della sanzione è solo temporaneamente sospesa, sicché, in mancanza di tempestiva impugnazione del diniego tacito maturato per decorso del termine di 60 giorni dalla presentazione dell’istanza, l’ingiunzione di demolizione è eseguibile e non occorre l’emanazione di ulteriori atti sanzionatori; per un altro verso che, una volta conclusosi negativamente l’iter avviato con l’istanza di sanatoria ordinaria, sussistono i presupposti per l’adozione dei provvedimenti repressivi degli abusi.

Consiglio di Stato sez. VI, 01/03/2019, n.1435

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